1. Non misurare le conversioni
È l'errore più costoso. Se chiamate, moduli, messaggi WhatsApp e richieste di indicazioni non sono tracciati, Google ottimizza sui clic e il budget va dove porta traffico, non clienti. Il tracciamento va configurato prima di qualsiasi altra cosa.
2. Zone troppo larghe
Un'attività che serve tre comuni non deve pagare clic da tutta la regione. Imposta zone coerenti con dove lavori davvero e scegli di mostrare gli annunci alle persone che si trovano nella zona, non solo a chi è "interessato" ad essa.
3. Parole chiave troppo generiche
Corrispondenze troppo ampie senza parole chiave negative portano ricerche che non c'entrano: lavoro, corsi, fai da te, prodotti che non vendi. Il rapporto sui termini di ricerca va letto ogni settimana.
4. Annunci che portano alla home page
Chi cerca un servizio preciso deve arrivare su una pagina che parla di quel servizio, nella sua zona, con un modo semplice per contattarti. La home page generica fa perdere contatti.
5. Ignorare Google Business Profile
Per un'attività locale la scheda Google è spesso più importante del sito. Collegarla all'account e curarla (orari, foto, recensioni) migliora sia le campagne sia la visibilità su Maps.
6. Orari sbagliati
Se ricevi chiamate solo in orario d'ufficio, non ha senso pagare clic di notte per campagne che puntano alle chiamate. Pianifica gli annunci sugli orari in cui puoi rispondere.
7. Troppe campagne con poco budget
Dividere un budget piccolo su tante campagne impedisce a ognuna di raccogliere dati sufficienti. Meglio poche campagne, ben strutturate, concentrate su ciò che rende di più.
Una checklist per partire
- Conversioni tracciate: chiamate, moduli, WhatsApp, indicazioni.
- Zone limitate ai comuni serviti.
- Parole chiave specifiche e una lista di negative.
- Pagine di destinazione dedicate ai servizi.
- Scheda Google Business collegata e curata.
- Orari coerenti con la reperibilità.